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Fabrizio Marotta Architetto

Attività:

  • Studi di fattibilità - Assistenza tecnica
  • Progettazione architettonica preliminare
  • Progettazione architettonica esecutiva

 

Da sempre cresciuto credendo che l'architettura fosse la mia vocazione naturale, mi sono laureato alla Università La Sapienza di Roma nel 2003 con una tesi di laurea su "Opere di tutela attiva per gli orrea fluviali a Testaccio" in seguito pubblicata ne "La progettualità architettonica per l'Archeologia" a cura di Igino Pineschi - Aracne editore.

Nei primi anni di attività ho collaborato con alcuni importanti studi professionali di Roma per poi approdare alla libera professione.

Durante l'attività professionale ho approfondito, con corsi specifici, alcune tematiche che mi interessavano particolarmente, quali la bioarchitettura, in particolare la biocompatibilità e l'ecosostenibilità (corso a cura dell'Istituto Nazionale di Biorchitettura e dell'Università Roma Tre); le case passive e gli edifici a energia "quasi zero"; iinfine i corsi per la sicurezza nei cantieri (dapprima secondo quanto previsto dal D.Lgs. 494/96 e poi dal D.Lgs. 81/08).

 

 

Forse qualcuno si chiederà perchè ho voluto mettere il dipinto della Città Ideale sul mio sito. Al di là della belllezza del dipinto con la sua prospettiva perfetta, penso che, in primis noi architetti, ma anche gli urbanisti, i costruttori e non in ultimo i politici, abbiamo il dovere morale di ricercare alcuni di quei valori che si sono persi nel tempo come le piazze, luoghi di aggregazione e di "vissuto" della città, che ora sono quasi dispersi in favore di nuove centralità, "luoghi non luoghi" uguali a se stessi e ripetitivi, spesso o sempre commerciali, che snaturano il nostro modo di vivere.

 

E cosi come alla città ideale dovremmo puntare oggi alla casa ideale. Cosa vuol dire ideale? Al di là della ubicazione, della grandezza, della comodità, della bellezza o dell'avere uno spazio verde intorno o dei terrazzi, una casa ideale oggi non può prescindere dall'avere un consumo di energia pari a quella che produce o anche inferiore. In una parola: sostenibilità.

Oggi gli enormi progressi nello sviluppo dei materiali e delle tecnologie applicate alle fonti di energia rinnovabili ci permettono tutto questo: il contenimento energetico non è solo un obbligo morale ma una strada da perseguire a tutti i costi.

 

In questa strada difficile, ma non impossibile, l'architettura bioclimatica, detta anche bioarchitettura, ci aiuta a partire da una serie di criteri da seguire per realizzare una corretta progettazione nel rispetto delle regole appunto bioecologiche, attraverso una attenta analisi di diversi fattori come il clima e il microclima, l'irraggiamento naturale, la protezione dall'umidità (ad esempio la condensa all'interno di un muro, ammessa in passato dalla normativa purché si asciugasse nel periodo estivo, può causare funghi patogeni), l'illuminazione naturale, il risparmio idrico, l'inquinamento acustico e dell'aria. Ad esempio scegliere dei materiali non idonei per la coibentazione termica o l'isolamento acustico, anche se possono assolvere magnificamente alla loro funzione principale, possono rivelarsi nocivi sotto altri aspetti.

Perché in alcune case ci sentiamo bene e in altre magari vorremmo scappare prima possibile?

Costruire un edificio o un'abitazione in bioedilizia, che sia per l'uomo un rifugio, un habitat non ostile o addirittura nocivo, ma naturale e in armonia con la natura è o dovrebbe essere l'obiettivo primario per ogni architetto. Ecco dunque perché sostenibilità, ecologia e riciclo: perchè il mondo in cui viviamo non è nostro, ma dei nostri figli che ce l'hanno prestato.